Infiltrazione gomito per epicondilite: quando farle, info e costo

Tutto quello che devi sapere prima di sottoporti a un’infiltrazione al gomito: indicazioni, tempi, dolore, rischi, costi e alternative

Il dolore al gomito non ti dà tregua

, nemmeno dopo settimane di ghiaccio, pomate e fisioterapia? Se soffri di epicondilite e ogni stretta di mano o gesto ripetuto scatena una fitta pungente, potresti aver sentito parlare di infiltrazioni. Ma servono davvero? Fanno male? E soprattutto: risolvono il problema o sono solo un palliativo? In questa guida chiara e diretta ti spieghiamo quando ha senso ricorrere a un’infiltrazione al gomito, cosa aspettarti prima e dopo, e quali alternative valutare per tornare a muoverti senza dolore.

infiltrazione gomito

Infiltrazione gomito epicondilite: in cosa consiste

L’infiltrazione al gomito è una procedura ambulatoriale che prevede l’iniezione di un farmaco direttamente nell’articolazione o nella zona infiammata. Nel caso dell’epicondilite (nota anche come “gomito del tennista”), si infiltra nella regione laterale del gomito, in prossimità dei tendini estensori.

I farmaci più utilizzati sono:

  • Cortisone: potente antinfiammatorio.

  • Acido ialuronico: usato meno spesso, per lubrificare l’articolazione.

  • PRP (plasma ricco di piastrine): in centri specializzati.

La seduta dura pochi minuti. Non è necessario il ricovero.

Quando fare infiltrazioni al gomito

Le infiltrazioni si eseguono solo se la terapia conservativa ha fallito. Prima si prova con:

  • Fisioterapia mirata (laser, onde d’urto, esercizi eccentrici).

  • Ghiaccio e riposo.

  • Tutore o bendaggio compressivo.

Se il dolore persiste da oltre 6 settimane e limita movimenti come stringere la mano, sollevare un oggetto leggero o ruotare l’avambraccio, il medico può proporre l’infiltrazione.

Quando può servire? Ecco la storia di un nostro vecchio paziente. Mario, 52 anni, falegname, ha provato 2 mesi di fisioterapia per epicondilite cronica. Il dolore non regredisce. Il medico propone 1–2 infiltrazioni con cortisone per bloccare l’infiammazione.

Come agisce l’infiltrazione al gomito con epicondilite

Il cortisone inibisce la risposta infiammatoria locale. L’effetto è rapido:

  • Entro 48 ore si avverte un miglioramento.

  • Il picco si ha dopo 3–5 giorni.

  • L’effetto può durare settimane o mesi.

Non si tratta di una cura definitiva, ma di un intervento mirato per spegnere l’infiammazione e consentire una ripresa della fisioterapia.

Le infiltrazioni al gomito fanno male?

Moderatamente, ma è sopportabile. Si avverte una breve puntura e molti lamentano una sensazione di pressione durante l’iniezione. Dopo, si può percepire dolore locale per 24–48 ore e la sensazione di “gomito rigido”. In questi casi Lucia, dopo aver fatto un’infiltrazione per epicondilite, si può gestire il dolore con ghiaccio e paracetamolo; e dopo una settimana, con un po’ di esercizi di fisioterapia.

Chi fa le infiltrazioni al gomito e costo

Le infiltrazioni al gomito vengono eseguite da figure specialistiche come il fisiatra, l’ortopedico o il medico dello sport. In regime privato, il costo può variare tra i 60 e i 150 euro a seduta, a seconda del centro e del farmaco utilizzato.

Se prescritte all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, possono essere soggette a ticket variabile. Alcune strutture offrono anche pacchetti integrati che comprendono infiltrazioni associate a cicli di fisioterapia mirata, con l’obiettivo di accompagnare il trattamento farmacologico a un percorso riabilitativo efficace.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Di base, non si dovrebbero fare più di 2-3 infiltrazioni all’anno sullo stesso tendine. Detto ciò, è controindicato fare infiltrazioni di cortisone al gomito in caso di:

  • Infezione in corso

  • Allergia al farmaco

  • Diabete scompensato

Tra i principali effetti collaterali troviamo invece:

  • Dolore post-infiltrazione (transitorio).

  • Atrofia cutanea o depigmentazione nel punto di iniezione.

  • Rottura tendinea (rara, ma possibile con uso ripetuto di cortisone).

Alternative all’infiltrazione al gomito

L’infiltrazione al gomito è uno strumento utile in casi selezionati di epicondilite. Non è la prima scelta, ma può sbloccare un quadro infiammatorio resistente. Sempre da valutare con il fisioterapista e lo specialista, in un piano integrato di trattamento.

Tra le alternative all’infiltrazione al gomito, vi sono approcci conservativi come la fisioterapia, che include esercizi eccentrici, terapia TECAR o onde d’urto focali. In alcuni casi selezionati può essere presa in considerazione l’infiltrazione con PRP (plasma ricco di piastrine), che ha un’azione rigenerativa ma comporta costi maggiori.

L’uso di un tutore può essere utile nei momenti di carico ripetuto, soprattutto per chi svolge lavori manuali. Infine, nei casi cronici e refrattari da oltre sei mesi, la chirurgia rappresenta una soluzione estrema, da valutare con lo specialista.


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